Per le strade di Roma (parte seconda)

E come al solito non splende il sole. Mi pare di essere finita in Scozia, qualche volta, più che a Roma. Oggi voglio andare in un posto. Anzi, devo. Me lo sono imposta ma parto già senza voglia. Se non altro raggiungo la semi-periferia, la parte di Roma che mi coinvolge di più. Vado a vedere un incontro-dibattito sulla multiculturalità, ma mi sento come a scuola, quando dovevo fare i compiti ed ero, come si dice a Firenze, sfavata. Annoiata. Cammino per la Tuscolana con le mie cuffie Sennheiser, quelle da dj per intenderci, forse sembro pazza, ma ho bisogno di quest’ovatta. Queste foto sulla multicultarlità romana non partono, e tantomeno partiranno ora a questo dibattito, con lo sfavamento che ho. Di fianco al portone giusto, in via Assisi, ce n’è uno sbagliato, in cui entro. E’ l’ufficio immigrazione. Rimango interdetta e non riesco a dare una sbirciata, a causa di un vecchietto avvolto fino al naso da una sciarpa che si prende male perchè è più sfavato di me e inizia a dirmi che non c’è niente da vedere, e che la curiosità è proprio una brutta cosa. Gli rispondo un pò ma poi lo lascio continuare da solo, rimetto le cuffie e esco dal portone sbagliato. Entro in quello giusto. Ma non ho voglia di relazionarmi, sarà colpa delle cuffie, che anche se ho spento l’ipod, continuano a svolgere il loro compito da ovatta. Così rimango in disparte a sentire la presentazione di una mostra fotografica, bruttina, di fianco a dei ragazzi di colore, che mi danno l’aria di non capire niente di quello che stanno ascoltando. Potrei conoscerli, presentarmi, dire loro che voglio fare un reportage sulla multiculturalità, invece esco riaccendo l’ipod e mi metto a fotografare i ragazzi che escono dall’ufficio immigrazione. Altro timido approccio.

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Continuo la mia passeggiata musicale. Mi piacciono le case scrostate romane, le palme, gli intonaci rossastri.

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Mi fermo a cena da Valentina e la sua bimba, per una breve mansione da babysitter, c’è un assemblea in corso e si beve il mate, la tipica bevanda del Sud America. Domani vado alla Casa Internazionale delle Donne, a fotografare un corso di cucina uruguayana organizzato dall’associazione Mais, di cui è parte Valentina. Andrà meglio di oggi, mi dico. Ma già so che tutto ciò non solletica le mie corde. Torno a casa sulle note psichedeliche dei Logic Bomb. La primavera sta arrivando. Pazienza.
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~ di azizavascophotographer su Marzo 26, 2008.

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