Ma dov’è il cono Sur?
Con un pò di ritardo sui tempi reali, vi descrivo il corso di cucina a cui ho partecipato in qualità di fotografa circa 3 settimane fa.
Luogo della manifestazione, la Casa Internazionale delle Donne. Trastevere. Si respira aria di femminismo, aria di anni settanta negli occhi delle donne con qualche ruga vistosa ma dagli sguardi fieri e forti.
La Casa è su due piani, con i soffitti a volta e il pavimento in cotto. Pare un’antica casa colonica. Alle pareti le foto di quando il femminismo era lanciato verso orizzonti di gloria. Mi pare di vederci anche mia madre tra quelle donne in bianco e nero, che costruiscono, dipingono, urlano e ridono. Ma non c’è.
Il corso di cucina rientra nell’ambito degli incontri “FemminilePositivo” organizzati dall’associazione Flores e dall’associazione Maìs (Valentina Pescetti, per intenderci).
Nella piccola stanza siamo io più sei altre donne. Sandra è la cuoca, nonchè mediatrice culturale uruguayana per un’altra associazione che si occupa dei diritti delle donne a Roma. A lei il compito di illustrare ricette e usanze della sua terra. L’Uruguay. Montevideo. Scopro cos’è il cono Sur:
“Se denomina Cono Sur al área de Sudamèrica más al sur del subcontinente que, en forma de cono, casi como una gran península, define el sur de Sudamérica.”
Non era poi difficile, ma essendo io una schiappa in spagnolo…
La lezione è simpatica, imparo tra una foto e l’altra come si fa un’empanadas, e che tra l’empanadas argentina e quella uruguayana c’è molta differenza, e che gli argentini sono considerati un pò come i romani del Cono Sur, “strafottenti e rompic…”, penso io, che ce l’ho un pò col romano medio.
Bevo il mate, la tipica bevanda sudamericana che sostituisce il nostro rituale frettoloso del caffè. Da bersi con molta calma. E’ amarissima e faccio fatica a cavarci qualcosa da quella cannuccia, oltre che erba. Erba mate, s’intende.
Gusto il “budin de pan”, un tipico dolce fatto con la mollica di pane immersa nel latte e lasciata riposare per una notte intera (attenzione, questo è fondamentale), le uova, il latte e niente lievito. Molto buono e sinceramente economico.
La stanza è calda e accogliente e si sta bene, io faccio fatica a fare le foto per il poco spazio e perchè come mio solito non voglio disturbare troppo. Mi chiedo se il fotogiornalismo ha come caratteristica principale l’invadenza sempre e comunque, cosa che mi ha sempre disturbato. Sto imparando molto in questo periodo e grazie al master, sedimento ogni nozione in attesa di vedere cosa ne è sarà spuntato.
Ho iniziato anche un altro progetto sempre inerente alla multiculturalità, di cui parlerò più avanti. Ho avuto modo di parlare e conoscere Patrick Zachmann, un fotografo francese della Magnum, una gran persona, educata e gentile, professionale al massimo, che ci ha condotti in un workshop di 3 giorni sulle notti romane. Anche di questo parlerò in un altro post. Ora beccatevi queste foto sul corso di cucina.










siccome sei venuta a trovarmi nel mio mondo…ho sbirciato il tuo.
Le tue foto non sono niente male, da quello che scrivi sembri una principiante ma da quel che vedono i miei occhi non mi pare proprio.
Ma ti hanno insegnato anche qualche ricetta o hai solo “osservato/assaporato”?
Comunque complimenti…ogni tanto vengo a guardare ciò che vedi tienici aggiornati.